Meldonium, funziona? In Italia non c’è, ma il ciclismo si interroga sugli effetti del nuovo doping

Da quando è esploso il caso della positività di Maria Sharapova all’antidoping, tanti si sono chiesti cosa sia quel Mildronate (più famoso come Meldonium) che l’ha “macchiata”. In Italia, del resto, non è in vendita: è un farmaco prodotto in Lettonia (da Grindex) e molto diffuso solo (o soprattutto) nei Paesi del blocco ex-sovietico.

Mi auguro che tutta questa curiosità non sia dovuta al desiderio di scoprire se il Meldonium funziona, ad esempio sulle prestazioni dei ciclisti: googlate come queste, di solito, son l’anticamera del desiderio di acquistarlo, il Mildronate, per testarne gli effetti.

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La (brutta, secondo me) notizia è che costa davvero poco, si acquista facilmente al di là della “cortina di ferro” e si può portare in Italia senza particolari problemi: dagli aeroporti dei Paesi Baltici serviti da Ryanair chissà quanto ne è già arrivato, e anche affidare l’ordine alla badante di nonna (o a una delle sue amiche) non è particolarmente complicato, vero?

Gli atleti di alto livello, facilmente, non lo useranno più: il farmaco è nel mirino, e anche se costa poco il fatto che lo si trovi facilmente all’antidoping (Sharapova docet) gli ha tagliato definitivamente le gambe nello sport ad alti livelli (di circolazione monetaria, beninteso).

Più facile che tutta la curiosità intorno alle parole “Meldonium funziona per ciclismo” sia invece di qualche cicloamatore disposto a tutto pur di trasformare un passatempo domenicale in un momento di soddisfazione personale e affermazione. Il caso Vorganov sembra dimostrare che per pedalare il Mildronate aiuta, eccome..

leggi anche Doping, un anti-ischemico all’origine dell’ultima positività: è il Meldonium

Già, perché tra gli effetti del Meldonium – oltre alle proprietà anti-ischemiche per cui è nato – c’è il suo “potere” anticoagulante (del sangue); è chiaro che il sospetto – che ha spinto WADA, l’Agenzia Mondiale Antidoping, a bannarlo – è che qualcuno lo usi per mascherare l’assunzione di EPO.

Anche da solo, però, il Meldonium funziona agendo sul metabolismo della carnitina, una proteina della carne, aumentando la forza e la resistenza muscolare. Proprio ciò che serve per affrontare gli sport di durata e resistenza, come il ciclismo – ma anche lo sci di fondo, oppure (abbiamo scoperto) il tennis.

Ma queste non sono le uniche proprietà del “Meldonium miracoloso”: WADA, quando lo ha inserito nella lista dei farmaci vietati, gli ha riconosciuto anche la capacità di accelerare i tempi di recupero, di attivare la risposta del sistema nervoso centrale e – così – aiutare a superare meglio lo stress.

Forse l’unica cosa per la quale davvero non serve è curare il diabete, anche se la Sharapova ha confessato di servirsene proprio per quello scopo. Lo spiega bene CyclingPro nel blog E se Maria Sharapova fosse un ciclista?

Costa poco, si trova facilmente, ha effetti benefici conclamati: il Meldonium è davvero un portento della chimica! Questo spiega perché Maria Sharapova lo ha usato sin dal 2006 (le cefalee? Si curano in pochi giorni, non con un’assunzione lunga 10 anni), e lascia pensare che presto dilagherà anche tra gli amatori.

Forse – per la salute di tutti – sarebbe stato meglio se non avesse avuto tutta questa notorietà..

1 commento su “Meldonium, funziona? In Italia non c’è, ma il ciclismo si interroga sugli effetti del nuovo doping”

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